La progettazione culturale nello sviluppo locale

La progettazione culturale nello sviluppo locale: intervista a Paolo Massa Bova Bovat

In occasione dei venti anni del Corso di Perfezionamento per Responsabile di Progetti Culturali, intervista a Paolo Massa Bova Bovat, progettista e project manager e alumno del CRPC XVII - 2012/13. 

Chi sei e di cosa ti stai occupando?

Sono Paolo Massa Bova Bovat, sono un architetto.

Svolgo la libera professione nel campo dell’architettura e dello sviluppo locale.

Oltre all’attività dello studio di architettura WAUarchitetti che ho fondato con alcuni soci, collaboro dal 2012 con Il GAL Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone dove seguo ormai svariati progetti di sviluppo locale legati alle tematiche di valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico e di turismo sostenibile. Attualmente faccio parte del team per l’elaborazione del Piano di Sviluppo Locale del GAL per la programmazione europea 2014-2020.

Cosa funziona / cosa non funziona del tuo progetto?

Il progetto elaborato durante il CRPC XVII è stato fondamentale per costruire una relazione professionale stabile e costruttiva con gli enti locali delle Valli di Lanzo ed in particolare con il GAL.

Quali sono i pilastri della tua organizzazione, che la connotano e su cui ha senso siano impostate le strategie future?

L’elaborazione del progetto per la Valorizzazione della cava amiantifera di Balangero e Corio mi ha permesso di approfondire la conoscenza delle dinamiche e degli operatori pubblici e privati del territorio. Più del progetto specifico per la cava, che si è scontrato con cambiamenti di organizzazione e gestione del sito, si sono rivelati utili ed efficaci l’analisi del territorio e le proposte di attuazione di una strategia, con approccio molto simile alla progettazione in ambito culturale, rispetto alle opportunità future di sviluppo locale. I risultati prodotti dal progetto hanno fornito un contributo molto utile per il GAL e per la Ex Comunità Montana per elaborare una strategia di sviluppo locale basata sul patrimonio materiale e immateriale esistente. Oggi parte dei contenuti del progetto si sono evoluti grazie ad altre progettualità e rientreranno nel PSL.

Quali sono i nodi critici che affronti sul lavoro e fondamentali per la tua organizzazione?

La capacità di improvvisazione è fondamentale nel lavoro che svolgo in tema di sviluppo locale. Sembra una contraddizione pensare di improvvisare quando si opera in un ambiente di pianificazione, ma è sempre più ordinario trovarsi a lavorare d’ingegno e con grande versatilità. Infatti, una volta individuate le linee strategiche e i progetti veramente importanti per il territorio, per arrivare a realizzare degli interventi concreti o per avviare delle attività sul territorio è necessario cavalcare letteralmente l’onda delle opportunità che si manifestano (spesso a sorpresa). L’unico approccio sensato è “essere sempre sul pezzo” e saper adattare i progetti generali alle opportunità che si presentano per attuarne un pezzetto per volta.

Quali linee guida segui per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio?

Pochi progetti molto efficaci di carattere generale per orientare interventi specifici ed evitare di sperperare le poche forze e risorse a disposizione.

Quale è stato il tuo percorso di crescita e quale influenza ha avuto il CRPC?

Il CRPC è stato il passaggio fondamentale che mi ha permesso di aprire le relazioni professionali che oggi costituiscono la base principale della mia attività nello sviluppo locale. Da stagista nel periodo del CRPC, ora sono un consulente di riferimento del GAL per tutti i progetti in ambito di valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico e in ambito di turismo sostenibile. Ovviamente negli ultimi 3 anni non ho interrotto la mia attività di formazione e approfondimento delle tematiche su cui opero, ma certamente a dare la svolta alla mia attività è stato il percorso di studio e di lavoro svolto nel CRPC.

Quali competenze sono importanti secondo te per un progettista culturale oggi?

Purtroppo non ci sono competenze specifiche o almeno non ben definibili. Bisogna essere un po’ tuttologi, ma soprattutto saper capire al volo e sapersi documentare per approfondire l’infinità di argomenti diversi che ci si trova ad affrontare ogni giorno. In generale per il lavoro che mi trovo a svolgere è fondamentale conoscere le basi del project management e il funzionamento degli enti pubblici e le loro dinamiche. Sopra a tutto però va messa la capacità di comunicazione. D’altra parte ogni progetto è un’idea che dobbiamo in qualche modo vendere, bisogna saperla proporre e sostenere in ogni fase altrimenti rischia di perdere d’interesse e precipitare in un attimo. È questa componente a condizionare sempre la buona riuscita di un progetto dal momento in cui viene proposto al resoconto finale dei risultati ottenuti.

Cosa consigli per sviluppare un percorso professionale in ambito culturale?

Si inizia lavorando tanto, anche senza guadagnarci nulla, ma è l’unica strada per far emergere le proprie capacità, mettendo del proprio in ogni cosa. Lavorando si costruiranno reti e connessioni, anche apparentemente assurde, da cui potranno però nascere progetti innovativi. E poi ho imparato che in questo ambiente correre o insistere per arrivare subito alla meta non serve a nulla, meglio saper aspettare; una buona idea può incepparsi e rimanere ferma nel cassetto per mesi o anni prima che si verifichi l’occasione giusta, la congiunzione di eventi e situazioni che la farà finalmente decollare.